5 letture per resistere

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5 letture per resistere alla post-verità

Dopo le ultime proposte per combattere le bufale potrebbe essere d’aiuto leggere qualche libro dedicato al pensiero critico. Ve ne consigliamo 5

di Stefano Dalla Casa

Perché noi italiani chiamiamo fake news quelle che sono sempre state bufale? Questo è uno dei tanti misteri a cui storici del futuro dovranno rispondere cercando di dare un senso all’epidemia mondiale di articoli dedicati alla mitologica post verità cominciata la scorsa estate.

Nelle ultime settimane il nostro paese si è dimostrato ancora una volta all’avanguardia in quanto a soluzioni innovative a un problema che, prima del forestierismo, non è mai stato esattamente al centro dell’agenda: da chi vorrebbe dare all’Unione Europea l’autorità di rimuovere le bufale in Rete e sanzionare gli autori alle giurie popolari che dovrebbero stabilire quando una notizia pubblicata da un giornale è falsa, fino ai giornalisti che vorrebbero vietare l’anonimato, il 2017 si preannuncia un anno piuttosto movimentato.

Tornando seri, è comunque improbabile che esista una pallottola d’argento per elevare la qualità dell’informazione (dentro e fuori dalla Rete). Per esempio, all’alba della vittoria di Trump una delle narrazioni prevalenti è stata affibbiare la colpa del risultato alle bufale on line e alla popolarità che grazie ai social network queste possono guadagnare rispetto a contenuti veritieri. Che l’avanzata dei populismi sia davvero (solo) colpa di discariche xenofobe come Breitbart e siti acchiappaclick è tutto da dimostrare, tuttavia Facebook e Google hanno rapidamente promesso (di nuovo) di impegnarsi a contrastare la diffusione di questo tipo di contenuti.

Ma delegare l’esercizio del senso critico a queste società e ai loro algoritmi è davvero una buona idea? Persino il fact-checking non può essere da solo la soluzione a questi problemi.

Secondo gli autori di un preoccupante studio dell’università di Stanford sarebbe necessario insegnare il senso critico già a partire dalla scuola dell’obbligo, ma nel frattempo tutti, giovani meno giovani, potremmo provare a partire dai fondamentali leggendo (o rileggendo) qualche libro dedicato al pensiero critico e alla sua non sempre facile applicazione.

Il mondo infestato dai demoni
Il libro più famoso dell’astronomo e divulgatore Carl Sagan è Il mondo infestato dai demoni – La scienza e il nuovo oscurantismo (1996), una raccolta di riflessioni sulla scienza e il suo posto nella società. Scrive l’autore:

“I valori della scienza e della democrazia concordano, anzi in molti casi sono indistinguibili. Scienza e democrazia hanno avuto origine – nelle loro forme civilizzate – nello stesso tempo e nello stesso luogo, ossia nell’antica Grecia, fra il VII e il VI secolo a.C. La scienza conferisce potere a chiunque si dia la pena di impararla (anche se a troppi è stato sistematicamente impedito di farlo). Essa prospera sul libero scambio di idee, che ne è anzi una condizione indispensabile; i suoi valori sono antitetici al segreto. Essa non ha alcun punto di vista speciale o alcuna posizione privilegiata. Tanto la scienza quanto la democrazia incoraggiano opinioni non convenzionali e discussioni vigorose. Entrambe richiedono ragioni adeguate, argomentazioni coerenti, criteri rigorosi di prova nonché onestà”.

Un ingrediente fondamentale per la scienza e la democrazia secondo l’autore è costituito dal pensiero scettico, che ci obbliga a valutare le prove disponibili invece che seguire i nostri inevitabili pregiudizi. Questo strumento però, deve essere appreso e mantenuto ben affilato, facendo sempre attenzione a non confondere lo scetticismo con una chiusura mentale a qualunque nuova informazione.

I ferri del mistero
Applicare il pensiero scettico a paranormale e pseudoscienze è uno dei metodi per comunicarlo e allo stesso tempo mostrare cosa può distinguere la scienza da quello che scienza vuole solo sembrare. Con questo spirito è stato scritto I ferri del mistero – Strumenti e idee della scienza per esplorare l’insolito (2013) di Andrea Ferrero e Stefano Bagnasco, una raccolta ragionata di articoli pubblicati sulla
rivista Query del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze). Gli autori nell’introduzione scrivono:

“La caccia alla bufala non è più dominio di
pochi appassionati, ma è diventata uno sport popolare tra
professionisti e amatori. Con l’esperienza maturata in tanti
anni, ci sentiamo di poter dire qualcosa sull’argomento”.

Il pensiero scettico, così come gli altri strumenti usati dalla scienza, non si può ridurre a una serie di rigide regole seguendo le quali arriveremo inevitabilmente alla verità. È vero, a volte possono bastare una manciata di campanelli d’allarme per farci sentire puzza di bruciato e scartare un’affermazione, ma in altre circostanze le cose sono più complesse. Per questo gli autori si soffermano a lungo a spiegare, per esempio, in cosa consiste il consenso scientifico o ad approfondire il difficile problema della demarcazione tra scienza e pseudoscienza. Possiamo costruirci una cassetta degli attrezzi simile a quella degli scienziati per valutare criticamente certi fenomeni, ma dobbiamo metterci dentro anche le basi filosofiche in grado di ricordarci i limiti imposti dalle specifiche competenze.

Racconti di scienza
La storia di una bufala può essere molto complessa e coprire un arco di tempo anche molto dilatato. La truffa che collega autismo e vaccini è un perfetto esempio, ma non tutti siamo disposti a leggere l’
intera inchiesta di Brian Deer, il giornalista che alla fine smascherò Andrew Wakefield. Possiamo però ripercorrere agevolmente questa storia grazie a Racconti di scienza – Bugie, bufale e truffe (2015) graphic novel di Darryl Cunningham in cui l’artista evidenzia i danni tangibili che la diffusione di informazioni false su temi scientifici sono in grado di causare alla società, da qualunque fonte provengano. Scrive l’autore nell’introduzione:

“È il procedimento stesso che intendo promuovere, e non l’establishment scientifico, che non è meno in grado di imbrogliare, di farsi corrompere da politica o denaro o semplicemente di aver torto di qualsiasi gruppo umano dedito a qualsiasi attività. Sappiamo invece che del procedimento scientifico ci si può fidare perché, se così non fosse, le lampadine non funzionerebbero una volta accese, i cellulari sarebbero un peso inutile e non esisterebbero satelliti in orbita intorno al pianeta”.

Merchants of doubt

Verso la fine dell’anno Grist ha pubblicato l’articolo Fake news are old news to climate scientists: il titolo non è solo accattivante, ma assolutamente esatto e riprende quasi letteralmente un commento di Michael Mann, il celebre climatologo autore del grafico “mazza da hokei” che mostra il riscaldamento dell’emisfero settentrionale.

Facebook e le sue camere di risonanza non esistevano nemmeno quando lo scienziato entrò per la prima volta mirino dei negazionisti, ma per capire fino in fondo come questo sia potuto accadere è necessario leggere il libro Merchants of doubt: How a Handful of Scientists Obscured the Truth on Issues from Tobacco Smoke to Global Warming (2010) di Naomi Oreskes e Erik M. Conway, purtroppo inedito in Italia. Dal tabacco al Ddt fino ai cambiamenti climatici i due storici documentano le tattiche con cui è stato possibile creare nel pubblico l’illusione di controversie scientifiche inesistenti e ostacolare il riconoscimento del consenso scientifico ogni volta che poteva toccare particolari interessi e/o ideologie.

Dove sono le prove?
In medicina cioè che è nuovo non è necessariamente migliore, come non è vero che più interventi siano necessariamente benefici. Spesso sulla stampa le rivoluzioni mediche sembrano dietro l’angolo, ma non è così. Una medicina migliore può invece nascere da una maggiore consapevolezza dei pazienti su quello che devono pretendere: prove di efficacia, trasparenza, partecipazione.

Il libro Dove sono le prove? – Una migliore ricerca per una migliore assistenza sanitaria (2013) si occupa di questo tema e si può leggere gratuitamente anche in italiano. Pubblicato per la prima volta nel 2006, ha ispirato una serie di iniziative dedicate all’insegnamento del pensiero critico e si è da poco concluso uno studio che ci dirà se i principi del libro possono essere insegnati anche ai bambini. Scrivono Paola Mosconi e Silvio Garattini (IRCCS-Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano) nella prefazione al’edizione italiana:

Chi leggerà questo libro avrà sufficienti conoscenze per non far parte del mondo dei creduloni che accettano senza spirito critico proposte terapeutiche con non hanno alcuna base scientifica

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