Volontariato In evidenza

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Non a caso l’Italia è riconosciuta come il Paese dove meglio fiorisce e attecchisce il fiore del Volontariato. Non si tratta semplicemente di una questione di numeri, ma dell’humus, della buona terra che alimenta una pianta tanto delicata. Parliamo della “solidarietà” uno dei sentimenti, o delle qualità, sarebbe meglio dire delle virtù, che ci qualificano e che fa sì che nel mondo siamo conosciuti come un popolo di “buona gente”. Il fenomeno dell’immigrazione ne è la prova e non parliamo anche in questo caso di numeri né della modalità con cui viene organizzata l’accoglienza (perché su questo piano si potrebbe fare sempre diversamente e meglio), ma dell’egoismo degli altri Paesi che non sbagliano9 mai in quanto praticano la “politica delle mani nette”: La solidarietà dicevamo che è alla base del fenomeno del volontariato che, soltanto negli ultimi anni, quasi incalzato dalla crisi economica, secondo alcuni studi sembra essere entrato nel cono d’ombra della crisi. Anche il tempo, che è la “merce” che il volontario dona, sembra diventata una merce anch’essa di lusso, quindi poco disponibile ad essere impegnata. Certo se paragoniamo i numeri attuali con quelli degli anni settanta, quando, grazie al superamento del sistema diadico, costituito dal Mercato e dallo Stato, non più in grado di soddisfare tutti i bisogni e le istanze emergenti da una società che si andava articolando, ce ne è da dolersene. Perché allora, la società civile più ricca e differenziata, e quindi complessa, in ragione della crescita dei ceti medi risentì di una forte spinta partecipativa. Allora Il Terzo settore – denominato anche „terzo sistema‟, „economia civile‟, „terza dimensione‟ „privato sociale‟ o genericamente „non profit‟ - cominciò a costituire una galassia quantitativamente rilevante e piuttosto differenziata al suo interno per tipi e forme giuridiche diverse. Oggi, scavalcato il secondo millennio, in presenza, come accennavamo, di una crisi di sistema che in Occidente non ha avuto paragoni, il volontariato sembra quasi regredire verso la terra delle origini: fortemente connotato da una valenza assistenziale, compensativa o caritativa, dalla funzione assistenziale e riparativa, dimentico del perseguimento di pratiche di prevenzione e di promozione sociale, nell’intento di contribuire a rimuovere le cause che producono emarginazione e disagio sociale, degrado ambientale, bassa qualità della vita. In questo panorama due aspetti colpiscono: la partecipazione, dei soci, saltuaria e valutata di volta in volta, ad attività ed iniziative che producono risultati immediati e immediatamente misurabili; la fidelità nei confronti della propria associazione che deve fare i conti con le fasi della vita di ciascuno, con la dispersione del tempo che sembra diventato breve rispetto agli impegni cui diamo importanza. Un cono che si è rovesciato: se fino al secolo scorso l’associazione cui eravamo iscritte contribuiva a dichiarare cosa eravamo e volevamo, la nostra idea di società e di futuro, quindi tra soggetto e associazione si stabiliva un rapporto duale, oggi il rapporto è solo unidirezionale: l’associazione deve darmi l’identità che non ho e che ambisco ad avere e riconosciuta come attestazione in ambito sociale.

L’associazione svolge nei confronti delle proprie iscritte un’azione di ricerca, confronto, formazione integrale, riflessione in vista di un impegno verso la società che si considerata fondata su rapporti di solidarietà e condivisione. La partecipazione alla vita dell’associazione non può essere dunque né saltuaria né solitaria: non si tratta di condividerne le ragioni contingenti e/o legate alla necessità di far fronte alle carenze del sistema pubblico, ma sono anche strutturali e culturali e rispondono ad un’assunzione di responsabilità nei confronti delle comunità. Si tratta soltanto di creare beni e servizi di utilità sociale? No, almeno non solo: la gratuità, quale caratteristica di chi opera con spirito di dono e di reciprocità con gli altri; e la solidarietà, come fine esclusivo della propria azione per la tutela dei diritti e l’aiuto di terzi in stato di bisogno o per la tutela, l’ampliamento o la maggiore fruibilità dei beni comuni che presiedono alla qualità della vita dei cittadini., sono le parole d’ordine del volontariato.

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