Stabilità e Stati Uniti: gli obiettivi del nuovo esecutivo di Xi Jinping In evidenza

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Le nuove nomine ai vertici del governo e la riorganizzazione degli apparati statali, approvate durante la prima sessione della tredicesima Assemblea nazionale del popolo, sono la prima conseguenza dell’ulteriore accentramento decisionale nelle mani di Xi Jinping. Xi è stato eletto all’unanimità capo di Stato per la seconda – e probabilmente non ultima – volta. L’eliminazione del limite di due mandati dalla costituzione gli permetterà infatti di svolgere questa carica anche dopo il 2022, assieme a quelle di segretario del Partito comunista cinese (Pcc) e di capo delle Forze armate.

La grande riforma del Consiglio di Stato, supremo organo amministrativo della Repubblica Popolare, ha tre obiettivi: rafforzare il controllo del Partito sull’esecutivo; ristrutturare il rapporto tra organizzazione centrale e autorità regionali; ridurre i costi ed elevare il grado di efficienza, fondendo gli istituti le cui competenze si sovrappongono ed eliminare quelli superflui. Tutto ciò è considerato necessario per gestire meglio lo sviluppo economico e finanziario del paese.

Un editoriale del Quotidiano del Popolo ha definito Xi “leader del popolo” e “timoniere dello Stato”. Quest’ultima formula ricorda quella con cui ci si riferiva al “grande timoniere” Mao Zedong, ma le parole cinesi utilizzate nel primo caso – guojia zhangduo zhe – sono diverse da quelle utilizzate per indicare il fondatore della Repubblica Popolare (duoshou). Forse per sottolineare che, malgrado il consolidamento di potere, Xi vuole traghettare verso il cosiddetto “risorgimento” una Cina diversa (più ricca e stabile) rispetto a quella fondata dal suo predecessore e che il suo modo di govenare non è lo stesso di Mao.

La riorganizzazione dell’esecutivo

Il Consiglio di Stato si comporrà di 26 enti tra ministeri e commissioni (di cui 7 nuovi e 4 riformati), a cui si aggiunge l’Ufficio generale.

Wang Qishan è diventato vicepresidente. Wang, alleato di Xi ed ex capo della Commissione centrale per l’ispezione disciplinare (Ccdi), l’organo anticorruzione, si era ritirato dai vertici del Partito comunista cinese (Pcc) durante il 19° Congresso nazionale del Partito, secondo la regola informale del pensionamento a 68 anni. Il presidente potrebbe avergli assegnato questa nuova carica per conferirgli un ruolo di rilievo in politica estera.

In particolare, Wang dovrebbe occuparsi dei delicati rapporti con gli Stati Uniti, con cui spirano venti di guerra commerciale. A ciò si aggiunga che la Cina non ha preso bene l’introduzione da parte di Donald Trump del cosiddetto Taiwan Travel Act, che incoraggia lo scambio di visite tra funzionari di alto livello statunitensi e taiwanesi. Per Pechino, riportare Formosa sotto la sua sovranità rientra nel processo di risorgimento della Repubblica Popolare. Nel suo discorso all’Assemblea nazionale del popolo, Xi ha ribadito l’esistenza di “una sola Cina” e detto che qualunque tentativo di dividerla fallirà e incontrerà la “punizione della storia”.


La nuova Commissione di supervisione nazionale monitorerà la condotta di tutti i funzionari degli apparati statali, estendendo l’attività anticorruzione condotta dal Ccdi. Dalle aziende pubbliche agli ospedali, dalle scuole ai centri di ricerca. La nuova commissione sarà guidata da Yang Xiaodu, ex vicesegretario della Ccdi. La nomina potrebbe indicare che la lotta alla corruzione è ancora nelle mani del Partito.

Il nuovo ente assorbirà le funzioni di tre tipologie di agenzie: quelle che sottostavano alla Ccdi, quelle per la supervisione dei dipendenti pubblici e le procure che perseguivano i funzionari di Stato sospettati di corruzione. Le nuove commissioni di supervisione saranno istituite a livello nazionale, provinciale, cittadino e di contea.

Secondo Pechino, il provvedimento dovrebbe non solo estendere il raggio d’azione del monitoraggio ma anche ottimizzare le risorse, poiché l’80% dei dipendenti pubblici e il 95% degli alti funzionari sono membri del Pcc. La Commissione potrà interrogare e fermare i sospetti, congelare le loro risorse economiche ed effettuare perquisizioni.

Liu He, prima consigliere economico di Xi, è diventato uno dei quattro vicepremier alle dipendenze di Li Keqiang, che ha conservato il ruolo di primo ministro. Liu, ha studiato ad Harvard, parla fluentemente inglese e ha una profonda conoscenza delle questioni economiche cinesi. Negli ultimi mesi, Xi lo ha inviato sia al Forum economico mondiale di Davos sia negli Usa, per discutere i rapporti commerciali con Washington.

La nomina di Yi Gang a governatore della Banca del popolo cinese (l’istituto di credito centrale), potrebbe dare continuità alla politica monetaria cinese. Yi, ex vicegovernatore dell’ente, potrebbe svolgere un ruolo chiave nella riforma del settore finanziario. Tuttavia, i suoi studi accademici negli Stati Uniti non ne fanno necessariamente un liberale. Le designazioni di Liu e Yi indicano che Pechino vuole ridurre al minimo i rischi finanziari e quelli provenienti dagli alti livelli di debito della Repubblica Popolare.

In tale contesto rileva anche la formazione di due commissioni regolatorie: una supervisionerà il mercato statale, l’altra il settore bancario e delle assicurazioni. Per ottimizzare le risorse queste acquisiranno funzioni di alcuni enti preesistenti, che saranno smantellati.

Il ruolo della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (che guidava di fatto la crescita del paese) è stato ridimensionato, probabilmente per due ragioni. Primo, quest’organo interveniva nei settori più disparati, occupandosi troppo di approvare progetti e poco di introdurre significativi cambiamenti al sistema economico cinese. Secondo, membri della commissione sono stati coinvolti in scandali di corruzione.

Con la riforma, molte funzioni di questa commissione sono state ridistribuite ad altri organi. Per esempio, il nuovo ministero per le Risorse naturali si occuperà della creazione delle zone di sviluppo e quello per la Protezione ambientale si accaparrerà l’unità per il cambiamento climatico. Il ministero per l’Agricoltura e gli Affari rurali approverà invece gli investimenti nel settore agricolo e assumerà parte delle competenze di quelli responsabili rispettivamente del Commercio e delle Risorse terrestri e marine.

L’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo internazionale avrà invece il compito di promuovere le nuove vie della seta e coordinare meglio gli aiuti all’estero, elemento considerato chiave per la “diplomazia da grande paese”. L’iniziativa infrastrutturale promossa dalla Cina sta crescendo e con essa anche le difficoltà legate allo sviluppo degli accordi con i paesi partner e la resistenza dei rivali della Cina, come Usa, Giappone e India.

Il nuovo organo dovrebbe rendere lo sviluppo dei progetti più agevole, ma per ora non è chiaro come si interfaccerà con i molteplici enti statali che già si occupano della questione. Tra questi vi sono il gruppo ristretto per l’avanzamento dello sviluppo della Bri (che sottostava alla commissione per lo sviluppo e le riforme), vari ministeri, la Banca per gli investimenti infrastrutturali in Asia (Aiib), il Fondo per le nuove vie della seta e diverse imprese cinesi.

La creazione di un ministero per gli Affari dei veterani, simile all’ente ad hoc del governo federale Usa, rientra nel processo di modernizzazione delle Forze armate. Per certi versi anche quest’ultimo, che ha come obiettivo implementare il coordinamento tra le branche armate, ha preso spunto dall’apparato militare statunitense sul piano organizzativo e per quanto riguarda l’integrazione tra industria militare e civile. Il nuovo ente dovrebbe gestire le questioni legate ai militari in pensione, che in passato hanno protestato per questioni legate alle loro condizioni economiche.

La lotta all’inquinamento resta un argomento chiave. Il ministero per l’Ambiente ecologico sostituisce quello per la Protezione ambientale e ne espande le competenze, tra cui quella di contenere le emissioni di gas serra. Per Pechino e per la popolazione cinese l’inquinamento è uno dei problemi più urgenti, anche se complessivamente la situazione è in via di miglioramento. Negli ultimi quattro anni, la presenza di polveri sottili (pm 2.5) nell’aria delle città è diminuita del 32%, secondo delle statistiche prodotte dall’Università di Chicago.

Xi ha pertanto iniziato ad attuare i cambiamenti che non è riuscito a porre in essere durante il suo primo mandato. La nuova riorganizzazione lascia intendere l’inizio di un nuovo ciclo di riforme, mirate a un miglioramento della qualità dell’economia cinese. La possibilità di svolgere un terzo mandato da capo di Stato legittimerà ulteriormente la leadership di Xi, ma la creazione della Commissione di supervisione vazionale indica che la guardia resta alta contro coloro che si oppongono a questo percorso.


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