Manovra 2019, follie da condono fiscale In evidenza

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Il decreto legge fiscale collegato contiene diverse disposizioni che hanno l’obiettivo di fare gettito incentivando, tra l'altro, alla chiusura delle liti fiscali o alla regolarizzazione dei capitali all’estero. Poi c’è l’integrativa speciale: è talmente strampalata da favorire chi ha evaso e penalizzare i contribuenti onesti e in difficoltà economiche.

Una delle novità più importante della manovra 2019 è il condono fiscale, anzi i condoni, perché sono più di uno. Il decreto legge fiscale collegato contiene infatti diverse disposizioni che hanno l'obiettivo di fare gettito incentivando i contribuenti alla chiusura delle liti fiscali, al pagamento delle somme iscritte a ruolo e finora inevase, all'adesione ai processi verbali di constatazione. Si tratta in tutti questi casi della riedizione, con leggere modifiche, di analoghe sanatorie già sperimentate nei mesi o negli anni scorsi.

Poi c'è l'integrativa speciale, che è la vera novità di questo giro di valzer. Si tratta di una sanatoria piuttosto strampalata, con alcuni aspetti difficili da comprendere e qualche contraddizione evidente. E poi c'è un problema politico. Il testo del decreto legge non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e già sono esplose le polemiche all'interno di una delle componenti del governo, i 5stelle, che contestano in particolare la sanatoria penale per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio connessi ai maggiori redditi dichiarati. Ma si tratta di un non-problema, tutti i condoni sono sempre stati coperti da garanzie penali per le violazioni spontaneamente denunciate, anche se poi qualche volta lo stato ha smentito se stesso e le garanzie offerte al contribuente: basti pensare a scudo fiscale e condono tombale che si sono trasformati nel corso degli anni in uno scudo di latta i in un condono quasi-tombale.

I veri problemi legati alla dichiarazione integrativa speciale sono ben altri. Per esempio gli strani limiti imposti, che consentono di sanare fino ad un massimo del 30% di reddito imponibile dichiarato, con l'ulteriore limite di 100 mila euro per ogni anno. Come ha evidenziato uno studio del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti il massimo vantaggio lo si ottiene facendo emergere almeno 75 mila euro di maggior reddito imponibile. Con una integrativa di 20 mila euro il vantaggio fiscale si assottiglia, fino a meno della metà.


Altro aspetto paradossale: chi dichiara un reddito in nero ottiene benefici in termini di sconti d'imposta, depenalizzazione, possibilità di rateizzare gli importi, mentre chi ha presentato una regolare dichiarazione dei redditi ma poi, per mancanza di liquidità, non ha versato le imposte dovute (e quindi è in un posizione oggettivamente meno grave) non può accedere a nessuno di questi benefici, in palese contrasto con quanto sottoscritto nel contratto del governo del cambiamento, dove si dichiarava di volere venire incontro ai contribuenti in difficoltà nel versamento delle imposte: se così fosse il primo ad essere agevolato dovrebbe essere proprio chi ha dichiarato tutto correttamente ma poi, per mancanza di liquidità, non ha potuto effettuare i versamenti, contando di poterlo fare dopo l'arrivo dell'avviso bonario: le imprese in queste condizioni sono più di quanto ci si potrebbe aspettare, per un valore di 40 miliardi di imposte non versate.

Difficilmente la dichiarazione integrativa, per come è strutturata, attirerà folle di contribuenti. Il costo infatti può essere elevato: 20% a titolo di imposte dirette e contributi previdenziali (ma l'Inps non ha niente da dire?) più eventuale 20% a titolo di ritenute, un caso per la verità piuttosto raro, più l'Iva al 22% o l'aliquota media. Inoltre è evidente che l'imprenditore che autodenuncia un'evasione rischierà di essere messo nella lista dei cattivi per gli accertamenti degli anni successivi. A queste condizioni la dichiarazione integrativa finirà per essere utilizzata solo in casi particolari, per esempio dal dipendente che non ha dichiarato una locazione per una casa che aveva a disposizione.

È evidente che i contrasti politici all'interno della maggioranza di governo non hanno consentito la stesura di un testo coerente ed efficace: si può solo sperare che nel corso dei lavori parlamentari vengano corrette almeno le storture più evidenti legate a questa innovativa sanatoria che, così come è stata scritta, sembra un flop annunciato.


Da "www.italiaoggi.it" Manovra 2019, follie da condono fiscale di Marino Longoni

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