Non c’è niente da ridere In evidenza

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C’è davvero poco da esultare per la caduta di Salvini. Perché lo spettacolo che ieri ha offerto il Parlamento è stato indegno. E perché, anche con la Lega fuori dai giochi, il nostro resta un Paese immobile, in cui non si pensa né allo sviluppo, né ai giovani, né all’emergenza clima.


No, non c’è niente da ridere, niente di cui esultare. Se fino a dodici giorni fa l’Italia era un Paese completamente nelle mani di Matteo Salvini, e oggi non pare esserlo più, è solo perché Salvini stesso, con una serie di mosse apparentemente suicide, ha offerto al Pd e ai Cinque Stelle la possibilità di spedirlo all’opposizione. Diciamo apparentemente, perché ancora oggi ci sembra assurdo che un tizio che ha portato la Lega dal 4% al 30%, e che non aveva sbagliato niente fino a due settimane fa, si riveli così scarso. Che tutto questo faccia parte di una strategia, di un ripiegamento tattico per chissà quale ragione, o sia semplicemente frutto di quel delirio di onnipotenza che coglie i leader politici della Terza Repubblica Italiana dopo le loro vertiginose ascese, sarà il tempo a dirlo.

No, non c’è niente da ridere, perché il dibattito al Senato di ieri ha offerto uno spettacolo indegno per quella che è ancora la terza potenza economica europea. Un presidente del consiglio come Giuseppe Conte, che attacca frontalmente, con toni mai così duri, un ministro e vicepremier di cui ha avallato ogni atto o quasi, fino a dodici giorni fa, senza rinnegare nulla di quanto fatto sino ad ora, non è né una “perla rara”, né lo statista che stavamo aspettando. È semplicemente un figurante senza arte né parte, senza alcuno spessore politico, né alcuna profondità culturale, che cerca di imbonirsi i suoi nuovi burattinai. Un villain come Matteo Salvini, che affronta il discorso della vita con un foglietto di appunti infarcito di slogan da comizio, incerto e balbuziente, incapace anche solo di reggere il ruolo di spauracchio per la democrazia, o di minaccia alla costruzione europea. Un leader d’opposizione, Matteo Renzi, che apre a un governo coi Cinque Stelle dopo essere stato l’alfiere di chi aveva giurato sulla madre che mai avrebbe un’alleanza col Movimento di Grillo e Casaleggio. E che, tuttavia, si smarca dal nascituro governo, avallando i sospetti di chi pensa che il suo unico obiettivo sia quello di ucciderlo in culla, mosso solo dal desiderio di riguadagnarsi il centro della scena. Questo siamo, oggi.


C’è da lavorare sodo sull’unica opportunità possibile per cambiare le priorità dell’Italia, a partire dall’azione parlamentare e di governo di una nuova maggioranza che assuma i temi dell’emergenza climatica e dell’emergenza giovani

No, non c’è niente da ridere, perché la crisi non ha esiti certi, per nulla. Sergio Mattarella, non a caso, ha dettato tempi strettissimi per le consultazioni, perché non vuole vedere le istituzioni italiane cucinate a fuoco lento dalle tattiche esasperanti di Lega, Cinque Stelle e Pd. Allo stato attuale, certo, una maggioranza giallo-rossa rappresenta l’opzione più probabile, per il proseguo della legislatura, ma Zingaretti e Di Maio già sono divisi sul ruolo di Conte, che i Cinque Stelle vorrebbero di nuovo a Palazzo Chigi, a differenza dei dem. Sicuri sicuri che la trattativa finirà con una fumata bianca? Sicuri sicuri che alla fine non possa prevalere l’ipotesi di un Conte Bis con la Lega di nuovo in maggioranza? Sicuri sicuri che anche se i quattro quinti del Parlamento non vogliono le elezioni non si finisca davvero dritti alle urne per mancanza di alternative? Sicuri sicuri che non ci ritroveremo quel Salvini che oggi diamo per morto a giurare al Quirinale, tra un paio di mesi?

No, non c’è niente da ridere, ma c’è da lavorare sodo sull’unica opportunità possibile per cambiare le priorità dell’Italia, a partire dall’azione parlamentare e di governo di una nuova maggioranza che assuma i temi dell’emergenza climatica e dell’emergenza giovani come prioritari, anziché soffiare sul fuoco degli psicodrammi dell’invasione dei migranti, o di regali a pensionati ed evasori fiscali. Se in Parlamento c’è una maggioranza che pensa che tagliare il cuneo fiscale sia più importante della flat tax, che il tempo pieno a scuola per tutti i bambini italiani venga prima di Quota 100, che un grande piano per azzerare la produzione di CO2 entro il 2050, o per dimezzare i consumi energetici delle case italiane, sia meglio di qualunque sussidio per rilanciare l’economia, che la sicurezza passi da progetti di accoglienza come gli Sprar e non dai lager e dai respingimenti dei decreti sicurezza uno e due, che serva investire in start up, ricerca e innovazione anziché nazionalizzare le perdite di Alitalia, di nuovo, ne saremo ben contenti. Ma non pensate che saremo altrettanto felici di un governicchio che si limiti a evitare l’aumento dell’Iva, e che passi mesi a litigare sugli 80 euro e sul reddito di cittadinanza. Pd-Cinque Stelle è un mezzo, non un fine.

Non c’è nulla, oggi, che ci faccia essere ottimisti. C’è una classe dirigente arrogante e mediocre. C’è un Paese fermo. C’è un’architettura sociale - partiti, sindacati, rappresentanze, corpi intermedi - in stato comatoso

No, non c’è niente da ridere, perché non c’è nulla, oggi, che ci faccia essere ottimisti, anche solo un po’. C’è una classe dirigente arrogante e mediocre, guidata da leader che si auto distruggono alla velocità della luce. C’è un Paese fermo, a crescita zero, che sembra incapace di concentrarsi sulle sue vere priorità, vittima delle sue paure e delle bugie che si racconta, prima fra tutte quella di essere il Paese migliore al mondo, se non fosse per i sabotaggi altrui. C’è un’architettura sociale - partiti, sindacati, rappresentanze, corpi intermedi - in stato comatoso, incapace anche solo di entrare nel dibattito politico senza ripetere a pappagallo le banalità lette sui social network cinque minuti prima. C’è un discorso pubblico che è lo specchio di tutto questo, e di cui noi media siamo parte in causa, con il nostro carico di responsabilità, capaci solo di essere autoreferenziali e di batterci il petto per quanto lo siamo.

No, non c’è niente da ridere perché oggi è il giorno del fallimento del governo gialloverde, non il giorno in cui si festeggia la fine del populismo in Italia. Perché tutte le precondizioni che avevano fatto nascere quel governo sono ancora lì, senza che nessuno le abbia toccate. Perché al peggio non c’è mai limite, e il meno peggio richiede sacrifici e sforzi enormi, anche solo per vedere la luce. Non c’è niente da ridere, ma solo da lavorare sodo, per provare a invertire la rotta. Non c’è niente da ridere, perché la sensazione, forte, è che sia l’ultima occasione che abbiamo per provarci.


Da "www.https://www.linkiesta.it" Non c’è niente da ridere (e la battaglia con Salvini inizia adesso) di Francesco Cancellato

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