È una manovra elettorale

Lunedì, 08 Ottobre 2018 00:00

L'ex premier al Corriere sulle tensioni Italia-Europa: "Per mostrare i muscoli bisogna averli. Chi ha il sedere basso non può fare la danza classica".

Non apprezza la manovra, la giudica pericolosa. Teme inoltre che la nostra possa diventare una democrazia illiberale. E non vede alternativa al momento nel Pd, la sua creatura che ora deve chiarire le ambiguità al suo interno su chi comanda. Mentre in Europa vede un'alternativa al fronte populista con uno schieramento che vada da Tsipras a Macron. Romano Prodi concede un'intervista al Corriere della Sera in cui affronta i momenti difficili di questi giorni per l'Italia e per l'Europa.

Primo capitolo, la manovra del popolo.

Il Governo ha dato l'idea, spiega l'ex premier ed ex presidente della Commissione europea, che "i numeri fossero fuori controllo" sui conti pubblici.

"Io mi aspettavo un 2 senza virgola, ma non sono certo stato colpito dal 2,4. I numeri non sono sacri. Bisogna avere un deficit di bilancio quando c'è bisogno di deficit e un surplus quando c'è bisogno di surplus. Per entrare nell'euro il mio Governo è stato capace di produrre un grande surplus, perché era necessario. Mi è sembrata invece una inutile provocazione di Lega e 5 Stelle il deficit di 2,4% per tre anni, annunciato in prima battuta. Per questo ho parlato di un voluto messaggio provocatorio che hanno poi dovuto correggere. L'aspetto peggiore è che sono stati trattati come un residuo gli investimenti, per i quali ancora oggi non sappiamo da dove verranno le risorse. Questa è una manovra a breve".

Per Prodi è una manovra che "ha effetti solo nell'immediato, utile soprattutto per le prossime europee". Forse non per le Politiche perché l'alleanza M5S-Lega "è sufficiente a garantire la divisione delle spoglie". Secondo il Professore l'uscita dell'Italia dall'euro è uno scenario "assurdo e folle. Ma, tra i decessi - spiega - esiste anche una certa percentuale di suicidi".

"Anch'io ho criticato più volte l'Europa, però per mostrare i muscoli bisogna averli. Quando toccò a me, prima di parlare portai il debito a poco più di 100. Forse Salvini no, ma almeno Di Maio dovrebbe conoscere quel detto napoletano. Chi ha il sedere basso non può fare la danza classica. E in questo momento noi lo abbiamo bassissimo".

Secondo capitolo, la democrazia in Italia. Prodi teme una deriva illiberale.

"È un rischio che corriamo. Ci troviamo infatti nel caso in cui chi ha avuto il mandato popolare pensa di avere diritto a fare o a dire qualunque cosa. Come se l'elezione portasse in dote la proprietà del Paese. È una deviazione non solo italiana. Penso alla Polonia e all'Ungheria, così vicina al cuore di Salvini. Penso alla scena dei ministri grillini affacciati al balcone di Palazzo Chigi. [...] Commentando e diffondendo quelle immagini Di Maio ha scritto: "Da quel balcone si sono affacciati per anni gli aguzzini degli italiani". Veramente noi non ci siamo mai affacciati al balcone. Dove c'è l'istituzione non ci si affaccia al balcone".

Le Europee possono "segnare un punto di svolta", è convinto Prodi, che auspica "la costruzione di un raggruppamento che veda insieme, non nello stesso partito, ma alleati: socialisti, liberali, Verdi e macronisti. Uno schieramento politico accomunato dalla stessa idea di Europa. Se designassero il presidente della commissione e facessero un programma comune allora un'alternativa sarebbe possibile", con un programma chiaro.

"Una politica economica da affiancare all'euro; la lotta alle disparità; la difesa comune e una linea condivisa su immigrazione, sicurezza, giovani e lavoro".

Terzo capitolo, il Pd.

"Spero che il Pd capisca che la differenziazione ancora esistente e così netta tra potere formale e potere reale nel partito non fa altro che disorientare l'elettore. È incredibile che mentre il segretario chiude la festa a Ravenna, il potere reale faccia il discorso a Firenze. Non ho mai visto nella mia vita nessuna organizzazione andare avanti così. Nessuna". Renzi deve fare un passo indietro? "O un passo in avanti, veda lui. L'importante è sciogliere questa ambiguità".

Da "www.huffingtonpost.it" "È una manovra elettorale. L'Italia rischia, il Pd ora decida chi comanda davvero"