Da Aspasia a Diotima

aspasia

Aspasia di Mileto

Erma marmorea nei Musei Vaticani, copia romana da originale greco del V secolo a.C

Perché Aspasia?

Perché è esempio del potere critico costruito ed esercitato dalle donne, da sempre. Allora, chi era Aspasia? Trasferitasi ad Atene da Mileto, dove era nata, Aspasia fu sempre considerata una straniera con l’aggravante costituita dall’essere “donna”. Esclusa dalla legge a svolgere un ruolo nella polis, subì l’esclusione che seppe volgere in possibilità di distinguersi come un grande scrittore, retore e filosofo. Nel modo in cui accade alla storia delle donne, quasi fosse il filo conduttore di “un’altra storia”, il lavoro di Aspasia è sopravvissuto solo attraverso le voci degli uomini che ha influenzato.

Un’eccezione tra le donne del V secolo a.C., che non avevano nessun tipo di formazione scolastica, per la sua cultura filosofica e politica e la sua intelligenza, influenzò anche grandi menti e pensatori della portata di Platone, Pericle e Socrate. Conosciuta anche grazie al circolo intellettuale da lei fondato, uno dei più famosi di Atene, Aspasia corrispose pienamente alle suggestioni che l’etimologia del suo nome evocava ed ancora evoca. “Aspasia” deriva, infatti, dal verbo greco ‘aspazomai’: cioè ‘essere la benvenuta, essere ben accolta’. Per questo, da allora, è il simbolo della capacità della donna di accogliere per relazionarsi. Insomma, Aspasia, quasi fosse donna senza tempo, è stata scelta come comune denominatore di tutte le donne europee, al di là di ogni discriminazione e diversità.

Anche noi, sull’onda di questa suggestione e aspirando a disporre di uno “spazio aperto” di confronto, dibattito, convergenza e costruzione, con umiltà scegliamo un nome che ha uno storia, inseguendo il sogno di fare storia.

 

Perché Diotima?

«On est effrayé parfois de voir comme une vie n’est que le développement d’une seule et même idée, et comme toutes nos prétendues découvertes, où semble se manifester la variété et la liberté de l’invention, sont les conséquences nécessaires d’une point de départ unique»
(M. Blondel).

«Abbiamo paura a volte di vedere come una vita non è che lo sviluppo di una sola e medesima idea, come tutte le nostre presunte scoperte, dove sembra manifestarsi la varietà e la libertà dell'invenzione, sono le conseguenze necessarie di un unico punto di partenza»
(M. Blondel)

diotima

Diotima

«E perché mai?

Chi non è sapiente deve per forza essere ignorante?

Non ti sei accorto che c’è una via di mezzo tra la sapienza e l’ignoranza?

Avere un’opinione giusta, senza però saperla giustificare.

Questo non è vero sapere:

come posso parlare di scienza, se non so dimostrare che è vero quello che penso?

Ma non è neppure vera ignoranza, perché per caso la mia opinione potrebbe corrispondere ai fatti:

l’opinione giusta è quindi, suppongo, simile a quel che dicevo:

sta a metà strada tra la piena conoscenza e l’ignoranza»

(Platone, Simposio, 202 b).

Passiamo, senza soluzione di continuità, da Aspasia a Diotima e la motivazione è tutta contenuta nella “epigrafe” apposta all’immagine, tratta dal Simposio di Platone, che ci ricorda come il vero problema consista nel non sapere dare ragione della propria opinione. Essa è emblematicamente esplicitata, nel senso che si arricchisce di sempre nuova attualità, grazie alla affermazione di Blondel sintetizzata nell’assunto: “ogni partenza, è un ritorno”.

Questa è la nostra volontà, che esprime anche il motivo del nostro “esserci”. Vogliamo, infatti, ogni giorno misurarci con la fatica del nuovo inizio senza perdere mai di vista l’obiettivo: di mostrarsi “controtempo” esercitando la “vista lunga” della cultura che è capacità critica di vivere nel proprio tempo. Diotima nel difendere la pluralità delle opinioni, sollecita due ulteriori riflessioni.

La prima: un pensiero qualsiasi non costituisce il punto di partenza di una riflessione a meno che non stia a metà strada “tra la piena conoscenza e l’ignoranza”. Come dire che se non ci  liberiamo della nostra presunzione, non potremmo mai affrontare il “viaggio della scoperta e della vera conoscenza”.

La seconda. Diotima, scendendo dall’universale al particolare, suggerisce che conoscere è una esperienza “pratica” poichè in essa si raccoglie l’io di ciascuno. Però si può uscire dalla singolarità dei punti di vista, soltanto riconoscendo l’esperienza “pratica” della “mediazione”. Grazie ad essa, si incontra l’esistenza di un “tu”. Allora ricominciamo o riprendiamo il nostro viaggio.