Presentazione

Da qui partiamo

Abbiamo il dovere di spiegare ai nostri interlocutori, che vogliamo considerare nostri compagni di viaggio, il perché di due scelte. La prima riguarda l'apertura di un blog, la seconda il nome che abbiamo scelto per identificarlo. Perché riguardo invece al nome della e-mail, (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) ci soccorre Plutarco che in Aspasia, vedeva esemplificato, in quanto realizzato, il risultato positivo raggiunto dalla donna che esercitò una straordinaria influenza su uomini –quali Platone- che hanno segnato la vita del pensiero attraversandolo tutto. Plutarco la eresse a simbolo dell' "arte straordinaria e del potere" che una donna può raggiungere. Noi crediamo che ancora oggi il risultato possa essere uguagliato soltanto che sappiamo interpretare i nodi strutturali che rimangono insoluti a costituire altrettanti ostacoli la cui soluzione è soltanto rimandata. Sul filo della esemplificazione plutarchiana dell' arte straordinaria e del potere esercitato da Aspasia, possiamo già individuare un varco capace di dare risposta anche alle due domande, ancora non risolute, formulate nell'incipit. Plutarco di Atene (metà del IV secolo) fu un filosofo neoplatonico e come il suo maestro attribuiva all' "arte" una pregnanza di significati che vale la pena sottolineare per poter ricavare l'allusività del termine rispetto ad una particolare "qualità" posseduta da Aspasia in quanto persona e persona "donna".

 

"Arte" nel linguaggio platonico non è traducibile semplicemente con "tecnica" a meno che non enucleiamo il significato di "possedere", riferito a ciò che si vuole modificare, e "conoscere" riferito alla possibilità di poter dominare, quanto si è conosciuto. Così il sapere diventa "sapere produttivo" di soluzioni adeguate e, se "conoscere" significa appropriarsi dell'essenza dell'oggetto conosciuto, "arte" significa appropriarsi della materialità degli oggetti conosciuti in vista della modificazione del circostante. Così il dopo, non è mai come il prima almeno dove è intervenuta la "tecnica".
Aspasia possedeva l'arte straordinaria di modificare il presente, sapeva individuare il "come ed il perché" le questioni si intricavano, sapeva esercitare su di esse il "potere" del cambiamento. Mai l'influenza esercitata da una donna è stata definita come "arte e potere", disposizione ad offrire soluzioni e produrre cambiamenti. Il potere in realtà è proprio questa attitudine a concentrarsi sui punti critici delle tante questioni ancora irrisolte che costituiscono gli snodi della storia. Anche della storia delle donne.

Ecco allora perché abbiamo deciso di estendere all'apporto di tutti un blog, uno spazio aperto come il mare ad una navigazione che vuole andare lontano rischiando anche i gorghi e i marosi, le risacche, gli approdi non previsti ma necessari, le lunghe soste ma anche le alte traversate. Siamo un gruppo di donne di ispirazione cristiana che intendono ancora applicarsi all'amore del loro tempo condividendolo con quanti, tutti, gli altri, anche "stranieri" che per sorte o per ventura sentono la "passione" per le difficoltà dell'oggi. "Controtempo" allora, non nell'accezione negativa di "voler contrastare il tempo presente" ma nell'accezione positiva di voler dire un pensiero altro, di fare silenzio nel coro dissonante delle voci che si rincorrono e accavallano, di pensare un "tempo" che si propone "contro" il conformismo anche di chi è sempre "contro". Una dislocazione non determinata dalla dislessica incapacità di leggere e denunciare, né strabismo convergente di una visualità delle cose che hanno perso il centro di gravitazione.

Ci anima l'ambizione di una ragione congetturale che vuole quasi prevedere, per misurare, il peso della storia calcolato col peso delle nostre storie affacciandoci su possibili scenari. C'è una sorta di vertigine che prende considerando la capacità degli uomini a procedere ripiegandosi. C'è una condizione dell'uomo di questa tarda modernità che bene può essere espressa dalla centralità occupata nell'universo contraddetta, però, dal suo sporgere nel vuoto dello spazio ridotto a quello del proprio ombelico. Ed in esso non troviamo mai fondo, mai posa. La "centralità del centro" si è disgregata: proviamo a far dialogare "continuità" e "discontinuità" nella storia di tutte le identità contemporanee.
Questo vogliamo fare, per questo vi imbarchiamo sulla nostra fragile nave per togliere l'ancora e salpare verso il mare aperto.

Le sezioni di cui il blog si compone e che andremo ad implementare sono:

  • Passaggi del presente
  • Comune e globale
  • Parlare di noi
  • Fatti e commenti
  • Studi e ricerche
  • Aggiornamenti

Ogni volta in una di queste sezioni proporremo, avviandone il percorso, un argomento che con voi vogliamo capire e possedere. Proprio come fece Aspasia per tentare di arrivare a possedere "arte e potere" al fine di, evitata la Scilla e la Cariddi del nostro ombelico, riposizionarci come donne nella storia per narrare un'altra storia.

Da qui partiamo, dall'oggi e ci anima la speranza di potere, col vostro aiuto, realizzare le parole di Raimon Pannikar: «Possiamo sentirci disorientati di fronte a tanti "orienti", a tante bussole, medicine e profeti. Eppure non dovremmo rassegnarci e rinchiuderci nel nostro egoistico individualismo, ma invece riconoscere che l'uomo stesso e la realtà sono pluralistici e perciò che l'immensa varietà di quello che appare come conflittuale (e guardato dialetticamente) può essere trasformata in tensioni dialogiche e polarità creative». Da qui partiamo.